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Parco del Roccolo |
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IL BOSCO Se potessimo volare sopra il Parco del Roccolo noteremmo di certo limportante presenza di boschi e siepi boscate che contornano i campi coltivati quasi a formare una rete fatta da alberi.Questi boschi, che attualmente coprono circa il 9% del Parco, non sono sostanzialmente cambiati per estensione da trecento anni a questa parte. Sono invece cambiate le specie che li costituiscono: a partire dal XIX secolo le piante originarie della pianura padana (querce e carpini) sono state quasi completamente sostituite da alberi provenienti dallAmerica (robinia, ciliegio tardivo e querce rosse) e dallAsia (Ailanto). Nel parco si sono salvati da questa trasformazione operata dalluomo solo i boschi di Arluno e della Brughierezza (tra Casorezzo e Busto Garolfo), dove le querce (rovere e farnia) sono ancora numerose e dove si possono ammirare il mughetto, il sigillo di Salomone e la pervinca, piante erbacee tipiche dei boschi originari della pianura padana. I boschi sono il luogo ideale per la nidificazione, la sosta e il rifugio di moltissimi animali selvatici. Le specie più significative sono il saettone, il toporagno, il ghiro, larvicola rossastra, il gufo, lallocco, lo sparviere e i picchi. LA SIEPE Se il bosco è un po come il "cuore" del parco in quanto ha mantenuto caratteristiche più naturali di altri ambienti, la siepe e i filari di alberi possono essere considerati come i "vasi sanguigni". Infatti oltre a rendere meno monotono il paesaggio agricolo e a proteggere le colture dal vento e dallerosione essi hanno limportante funzione di collegare tutte le zone del Parco, offrendo vitto (bacche, semi, frutti e nettare) e alloggio a molte specie di animali. Le specie più significative sono il ramarro, il biacco, lorbettino, la donnola, il moscardino, il gheppio, la civetta, il canapino, laverla piccola, il torcicollo, il codibugnolo, le tortore. IL ROCCOLO Il Roccolo, luogo da cui prende nome il Parco sovracomunale, è testimonianza storica dellantica pratica, oggi vietata, delluccellagione. Il Roccolo era uno spiazzo ovale nel quale sorgeva una torretta a tre piani, il primo dei quali serviva per tenervi le gabbie, gli arnesi e gli strumenti necessari alla tesa; il secondo serviva agli spettatori della caccia; il terzo era per luccellatore il quale dallalto dominava la tesa e poteva lanciare gli spauracchi da una parte aperta come un terrazzino. Lo spiazzo era per due terzi recintato da una siepe tenuta bassa, poi da due filari paralleli di alberi formanti in giro un vialetto coperto poco più largo di un metro, in cui si ergeva la rete. Il bosco che sorgeva nello spiazzo veniva tagliato nella parte superiore così da formare un piano spiovente verso la rete; in tal modo gli uccelli spaventati dagli spauracchi erano indotti a fuggire verso il basso rimanendo bloccati dalla rete. E una pratica che risale al XVI secolo, usata principalmente nellalta Lombardia e nel Veneto. Altri Roccoli si possono trovare nel Parco Altomilanese di Legnano e nel Parco Colli di Bergamo Attorno al Roccolo si trova uno dei boschi più estesi del Parco, popolato da un elevato numero di specie di uccelli, tra cui lormai raro sparviero, lupupa e il picchio. Litinerario n. 1 del Parco si snoda attraverso i prati, i campi di girasole e i boschi che, seppur degradati dalla presenza massiccia dellesotico Ciliegio Tardivo, costituiscono un elemento di grande pregio naturalistico e paesaggistico. I CAMPI COLTIVATI La superficie più consistente del Parco del Roccolo è occupata dai campi coltivati. Si possono distinguere due zone ben distinte, separate dal canale Villoresi: una bagnata dalle acque di irrigazione, dove crescono rigogliose la soia e il mais; laltra asciutta, dove si coltivano frumento, orzo, colza ed erba medica. Insieme al frumento si possono ancora ammirare il fiordaliso, la camomilla e il papavero. Da ricordare sono anche i prati, importante fonte di foraggio per gli animali da allevamento. Nel Comune di Arluno ci sono alcuni prati, irrigati anche in inverno, simili alle marcite. Lacqua non fa congelare il terreno e lerba può crescere anche nei mesi più freddi. Sparse nellambiente agricolo ci sono numerose cascine e aziende agricole. La cascina tradizionale è costituita da edifici disposti a quadrilatero allinterno dei quali cè laia. La cascina è in continuo cambiamento; in tempi recenti sono stati costruiti, infatti, i silos e, negli allevamenti, le stalle prefabbricate. La campagna costituisce un ambiente ideale per molte specie animali che amano gli spazi aperti. Volpi, lepri, fagiani e ricci sono i "tesori" della campagna così come il tordo, lallodola e larvicola. LACQUA Nel Parco del Roccolo non ci sono corpi dacqua naturali; esistono, invece, i canali e rogge per lirrigazione dei campi e i laghi di cava. Lacqua, di ottima qualità, e la vegetazione intorno ad essa sono fonte alimentare nonchè luogo di riproduzione per molti tipi di uccelli tra cui lairone, il germano reale, la gallinella dacqua, il tarabusino, il prociglione, il migliarino; di rettili, come la biscia dacqua; anfibi, come la rana verde e il rospo smeraldino, pesci e molte specie di insetti e invertebrati. Nel Parco ci sono alcuni laghi di cava e alcune zone umide formate grazie allattività estrattiva di ghiaia e sabbia, che costituiscono il sottosuolo della pianura. Quando lo scavo raggiunge la falda (la riserva dacqua presente nel sottosuolo) si forma un lago artificiale. Il canale Villoresi riveste tuttora enorme importanza per lagricoltura di buona parte del milanese. Fu realizzato, infatti, con funzione irrigua su progetto dellIng. Eugenio Villoresi nel 1891. Esso trae le sue acque dal fiume Ticino e termina nel fiume Adda, attraversando il Parco nei territori di Busto Garolfo e Parabiago. Da questo canale nel territorio del Parco partono tre diramazioni che portano le acque verso i campi coltivati. Di particolare interesse è il canale secondario "di Corbetta" che si dirama dal Villoresi in località "quattro bocche" (Busto Garolfo), tra le più interessanti dal punto di vista paesaggistico. Accanto ai canali ci sono strade e sentieri costruiti per la loro manutenzione. In alcuni tratti queste "strade azzurre" sono state attrezzate come piste ciclabili e possono essere percorse senza difficoltà. In altri tratti, invece, poiché sono senza protezione, è necessario prestare molta attenzione. LALZAIA DEL CANALE VILLORESI La "strada azzurra" del Canale Villoresi, lunga 72 Km, ha inizio a Nosate, nel Parco del Ticino, e termine a Cassano dAdda, nel Parco dellAdda Nord. Oltre ai parchi sopra citati, esso attraversa i parchi naturali delle Groane e del Lambro e quelli di interesse sovracomunale del Roccolo, del Molgora e del Grugnotorto. Il tratto che interessa il Parco del Roccolo, tra Busto Garolfo e Villastanza di Parabiago, di circa cinque Km, è in larga parte asfaltato e di agevole percorrenza. Per proseguire da Villastanza verso Est bisogna lasciare il canale Villoresi per un tratto di circa 1 Km di strada trafficata in direzione Parabiago centro (segnato in tratteggio rosso-giallo sulla carta). Raggiunta nuovamente lalzaia del Canale a Parabiago si prosegue per 12 Km sino a Garbagnate e da qui si raggiunge Il Parco delle Groane. Da Busto G. in direzione Ovest si raggiunge Nosate nel Parco del Ticino, dopo 13,5 Km di strada sterrata. Da qui si accede alla pista ciclopedonale asfaltata del Naviglio Grande che si snoda parallela al fiume Ticino sino ad Abbiategrasso e, quindi, prosegue sino alla Darsena di Porta Ticinese a Milano per una lunghezza complessiva di 50 Km. OSSERVARE GLI ANIMALI Gli animali selvatici non si lasciano avvistare facilmente. In realtà con un po di esperienza e di pazienza anche tu puoi riuscire ad individuare parecchi animali o per lo meno le tracce della loro presenza. Per le tue osservazioni può essere utile avere una lente di ingrandimento per vedere gli animali più piccoli, un quaderno per descrivere e per disegnare gli animali e le loro tracce, una macchina fotografica, un buon binocolo per osservare gli uccelli |