Stemma del Comune di Busto Garolfo
Martedì 30 maggio 2017 
Comune di Busto Garolfo

Provincia di Milano

Cenni Storici

Busto Garolfo ├Ę situato nella pianura fra l'Olona e il Ticino, con territorio un tempo coltivato a viti, a cereali e foraggi, con produzione di bozzoli.

Il nome di questo Comune si compone di due termini: il primo termine, "Busto", potrebbe derivare dalla parola latina Bustum, il luogo dove i Romani bruciavano i cadaveri e seppellivano le ossa, oppure potrebbe derivare dal termine dialettale lombardo Brugh, che significa brughiera. Infatti la mancanza di corsi d'acqua e il terreno permeabile lasciavano queste zone asciutte, con abbondanza di rovi e sterpaie.

Il secondo termine "Garolfo" ├Ę senza dubbio un nome proprio di persona, probabilmente il nome del Signore del luogo. L'assonanza della desinenza di Garulphus con i tipici nomi longobardi (Astulphus, Aginulphus) fa derivare questa parola dal nome di un guerriero longobardo.

A partire dal principio del secolo XVI Busto Garolfo fu anche detto Busto Piccinino, in confronto a Busto Arsizio che, per la sua cresciuta importanza, era stato soprannominato Busto Grande.

La più antica notizia di Busto Garolfo si ha nei documenti al principio del secolo X, in un atto del giugno 922 col quale Domenico del fu Ambrogio di Inveruno, Arciprete della Chiesa di S. Genesio di Dairago, dona ai canonici di S. Ambrogio di Milano un appezzamento di vigna posto "in vico ed fundo qui dicitur Bustus Garulfi".

Una traccia di Longobardi a Busto Garolfo ci è attestata dall'antichissimo culto prestato in questa piccola terra di Lombardia e nel vicino Casorezzo al "Salvatore". Ai tempi del Barbarossa Busto Garolfo segnava il confine del contado di Milano con quello del Seprio, come riferisce il Giulini sulla scorta del cronista Sire Raul.

Alla fine del secolo XIII questo luogo aveva, oltre all'antichissima chiesa di S. Salvatore, ben tre altari, dedicati ai Santi Bartolomeo, Innocenzo e Margherita. Altri altari vi fece costruire nei secoli seguenti la nobile famiglia Della Croce, che già dal 1317 possedeva beni in "burgo Busti Carolfi", "in contrada Traversana".

Busto Garolfo fu anche luogo prescelto dagli Umiliati. Un catalogo delle case degli Umiliati compilato nel 1298 ricorda la "domus de Cornaredo de Busto Garulfi".

Nel 1398 essa era unita a quella di Frate Bonzo e a quella di Inveruno. E così si formò la casa grande degli Umiliati, detta anche Cornaredo. In Busto Garolfo, a ricordo degli Umiliati, rimase l'Abbazia di S. Maria Elisabetta, che nel 1581 era prepositurale commendata e andava in rovina.

Esisteva, nel secolo XIII anche un ospedale detto dei poveri di S. Remigio, affidato a dei frati; verso la metà del XV secolo esso decadde, tanto che su richiesta dei nobili e degli abitanti di Busto Garolfo, papa Calisto III lo soppresse con bolla del 10 maggio 1458 e col patrimonio eresse un beneficio coadiutorale in aiuto del parroco. Di questo antico complesso rimane la bella Chiesa di S. Remigio, restaurata negli anni Venti e successivamente negli anni Settanta del secolo scorso, e tuttora aperta al culto.

Del Castello di Busto Garolfo si hanno vari accenni nei documenti; esso sorgeva là dove è ora il palazzo Litta Modignani, presso la chiesa di S. Salvatore. Fu un tempo posseduto dalla nobile famiglia Fossati.

Nel XVI secolo, con l'inizio della dominazione spagnola in Italia (1535), si ebbe la ripresa di antiche istituzioni medioevali, come quella del feudo. Busto Garolfo, con tutta la pieve di Dairago di cui faceva parte, venne infeudata a partire dal 1538 ai Maggi, poi agli Arconati (1570) ed ai Lossetti (1652).

Filippo IV, con diploma 4 agosto 1653, concesse il titolo di marchese di Busto Garolfo, smembrato dal resto del feudo, a Giovanni Battista Lossetti che, nel 1662, lo vendette a Giuseppe Arconati. Tale titolo rimase agli Arconati fino all'ultimo esponente della famiglia, Gianmartino, che morì senza eredi nel 1876.

Durante le guerre di Indipendenza Busto Garolfo è stato teatro continuo di largo movimento di truppe austriache e italiane, particolarmente durante la battaglia di Magenta. Nella nuova sala Consiliare del Comune è esposta la bandiera che partecipò a tale battaglia.

Con Decreto reale del 24 dicembre 1868 emanato a Torino da Vittorio Emanuele II, i Comuni di Dairago, Arconate e Villa Cortese venivano soppressi ed aggregati come frazioni a Busto Garolfo.

Successivamente con R.D. 7 luglio 1869 pure emanato a Torino, il precedente decreto veniva revocato ed a partire dal primo gennaio 1870 Dairago veniva definitivamente aggregato ad Arconate e Villa Cortese a Busto Garolfo. La frazione Olcella, incuneata fra i due nuovi Comuni restò per tre quarti a Busto Garolfo e per un quarto ad Arconate.

Nel XIX secolo la campagna bustese era riccamente coltivata a viti e gelsi. Il vino che se ne ricavava, per il quale " Bust Piccol " era rinomato, è citato in una poesia in dialetto milanese di Carlo Porta (1775 - 1821). Un'altra testimonianza della diffusione della vite è la presenza di un grande torchio, datato 1794, nei locali annessi all'attuale Villa Villoresi. Verso la fine del XIX secolo, però, la siccità ed un'epidemia diffusa da parassiti, sia sulle viti che sui gelsi, ridussero l'agricoltura in grosse difficoltà, accentuate dalla mancanza di acqua. Fu in questo periodo che prese l'avvio il progetto di costruzione del canale Villoresi, di derivazione dal fiume Ticino. I lavori iniziarono nel 1881 e terminarono nel 1886.

Alla Grande Guerra Busto Garolfo ha dato centosei caduti, undici invalidi e cinque decorati.

Nel censimento 1931 figura con popolazione salita a 7556 abitanti.

Di tutte queste vicende storiche, l'archivio Comunale conserva diverse testimonianze: documenti che risalgono al ducato di Milano, cartelle riguardanti l'epidemia di colera, la polizia austriaca, il movimento delle truppe austriache, l'età napoleonica, le guerre mondiali, la Resistenza ecc.

Dopo la seconda guerra mondiale Busto Garolfo è andata lentamente ma inesorabilmente perdendo la sua caratteristica contadina. Seppure sul territorio permangano ancora diverse aziende agricole, la maggior parte della popolazione lavorativa trova impiego nell'industria, nell'artigianato e nel terziario.

Villa Cortese divenne Comune autonomo nel 1967 ed Olcella, in seguito ad un referendum, fu annessa a Busto Garolfo nel 1978.

La popolazione di Busto Garolfo al 31/12/2002 era di 12.620 abitanti, ed appare in crescita costante. Ciò è dovuto alle nuove urbanizzazioni ed al flusso migratorio, non più dal Sud al Nord, come nel recente passato, bensì dalle grandi città ai paesi limitrofi, tra cui il nostro, comunque dotato di servizi e infrastrutture d'avanguardia, nonché di spazi verdi e di tipologie residenziali più a misura d'uomo.

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